I fumetti Usa stanno morendo. Ecco perché - Fotogallery
Apre a San Diego l'annuale convention multigenere dedicata a film, fumetti, videogiochi e serie tv. Quest'anno sono attese oltre 100.000 persone, ma non tutti amano questa kermesse
Puntuale come ogni estate, San Diego diventa l'ombelico del mondo per tutti gli amanti di cinema, fumetti, videogiochi, anime e serie tv: l'edizione numero quarantadue del Comic-Con ha aperto i battenti giovedì sera e nella città californiana sono attese oltre 100.000 presenze tra i vip, semplici visitatori e veri e propri "fissati".
Ma sopratutto, il Comic-Con è un vero e proprio fenomeno di costume, con i cosplayer da ammirare in accuratissimi travestimenti, gadget, e supereroi lanciati dalla Hollywood delle major e delle produzioni milionarie. Ed è proprio nei confronti di questa Hollywood ricca e dorata che storcono il naso gli autori dei fumetti: agli albori del Comic-Con, la kermesse californiana era una vetrina riservata sopratutto agli amanti dei fumetti, della fantascienza e del fantasy. Ma con il passare del tempo, Hollywood e i potenti network televisivi si sono impossessati della covention. A raccogliere il grido di dolore di molti autori è il Guardian, che dà voce alla frustrazione di Eddie Campbell - fumettista 56enne australiano, arrivato a San Diego per promuovere il suo nuovo libro, L'adorabile orribile cosa, che parla del connubio tra arte e denaro.
"Lo odio. Odio come ogni film adesso è un fumetto. I fumetti stanno conquistando tutto il f***to mondo. Pensavo che i fumetti sarebbero diventati migliori, pensavo che i fumetti fossero l'arte del nostro tempo e la vice della nostra era. Per me è stato un mezzo per esplorare lo spirito del tempo. Ma invece è stata la cultura a scendere al livello dei fumetti".
Campbell ha parlato dall'angolo del convention center riservato ai fumetti, mentre il resto dello spazio è riservato agli stand di Hollywood e dei network televisivi.
Anche Mario Hernandez, che con i suoi due fratelli ha firmato il fumetto Love and Rockets, lamenta l'emarginazione dei fumetti al Comic-Con:
"Abbiamo provato a proporre le nostre cose a Hollywood, ma non sono interessati. Ci sono solo i supereroi. Prima qui si parlava di creatività, ora vogliono solo qualcosa di turbolento e chiassoso"
L'unica cosa positiva è che, dopo un lungo periodo di declino, il culto dei fumetti sta rifiorendo online, anche grazie a siti come comixology.com, vero e proprio faro per tutti amanti delle graphic novel.
Eppure, il lento ma inesorabile voltafaccia del Comic-Con è ampiamente riconosciuto: "È l'epicentro dell'intrattenimento. Inserzionisti, media, tecnologia, marketing: tutti sotto lo stesso tetto - commenta Rob Salkowitz, autore di Comic-Con and the Business of Pop Culture - È un'enorme fiera, un laboratorio di marketing e uno snodo per il networking. La metà dei professionisti sono qui solo perché ritengono poco saggio non esserci. Non puoi permetterti di perderlo".
L'armata dei blogger e di quelli che si definiscono "super-nerd" diventano così un'ottima rampa di lancio per i nuovi progetti hollywoodiani: "Questa gente sa fiutare la fregatura e se vinci, il tuo successo vale ancora di più" - continua Salkowitz. Che però ammette di averne abbastanza: "Non ne posso più di questi film di supereroi. In confronto James Bond è una persona profonda".
(Valentina Spotti)
Notizia del 24 maggio 2013 in Informatica da IdeaGeek
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